
> Museo del paesaggio

Il Museo del Paesaggio nasce da un’idea: far riflettere il visitatore sulle trasformazioni del mondo e insieme sul modo in cui l’uomo legge o può leggere il mondo stesso prendendo spunto dai significati assunti di volta in volta dal termine “paesaggio”. Ciò è possibile per la natura particolarissima del paesaggio: concetto che indicando insieme la “cosa” e “l’immagine della cosa”, induce ad interrogarsi su un rapporto fra realtà e la sua rappresentazione. Il paesaggio diventa oggetto di tanti percorsi di lavoro: nella storia, nell’arte, nella ricerca scientifica, nell’agricoltura, ecc.
Il percorso espositivo si avvale, ovviamente, di singoli esempi di paesaggio, scelti fra quelli particolarmente significativi del fenomeno che si vuole di volta in volta evidenziare. Fra questi casi singoli hanno un ruolo preponderante quelli tratti dalla provincia di Siena. Il territorio provinciale diventa così l’occasione per avviare un discorso che tuttavia è universale.
Il percorso espositivo si avvale, ovviamente, di singoli esempi di paesaggio, scelti fra quelli particolarmente significativi del fenomeno che si vuole di volta in volta evidenziare. Fra questi casi singoli hanno un ruolo preponderante quelli tratti dalla provincia di Siena. Il territorio provinciale diventa così l’occasione per avviare un discorso che tuttavia è universale.
> San Gusmè

San Gusmè deriva da San Cosma, la cui omonima chiesa è ricordata fin dall’anno 867. Nel 1201 era un villaggio non fortificato di modeste dimensioni, intorno al quale ebbe un notevole sviluppo la proprietà dell’abbazia della Berardenga. Nel 1370, a seguito delle scorrerie delle compagnie di ventura, gli abitanti decisero, con l’aiuto di Siena, di fortificarlo con una cinta muraria. Tra il 1477 e il 1479 venne ulteriormente fortificato. San Gusmè, situato nella zona sud-orientale dell’alto Chianti, rappresenta ancor oggi un esempio di borgo fortificato, di forma grosso modo circolare, delimitato da una cinta muraria ancora in parte esistente. Di tale cinta, il cui tracciato e ben delineato in una planimetria della fine del XVI secolo, si conservano alcuni tratti, con bastioni rettangolari, in buona parte inglobati in edifici a questi addossati. Si conservano le due porte, per quanto rimaneggiate, che davano accesso al castello. La Porta Senese è sormontata da una lapide rettangolare in marmo con la balzana di Siena tra due foglie. Al 1939 risale la realizzazione di una terza porta, Porta Nuova, che si apre a fianco della chiesa dei Santi Cosma e Damiano. All’interno del borgo sono collocate le chiese dei Santi Cosma e Damiano e della SS.Annunziata.
> Villa a Sesta

Villa a Sesta è il tipico e pittoresco borgo chiantigiano ad economia prevalentemente agricola, situato lungo la strada provinciale che conduce a Brolio. Fino alla metà del secolo IX era posseduta dai conti della Berardenga. Nel 1882 il suo reddito fu assegnato alla badia di S.Salvatore in Campi, ossia della Berardenga. La Chiesa di Santa Maria a Villa a Sesta è ricordata fin dall’VIII secolo come suffraganea della Pieve di San Felice. L’edificio attuale tuttavia è il risultato di una completa riedificazionee di successive trasformazioni risalenti al secolo XIX. Sugli altari laterali, contenuti entro le relative cappelle, sono la statua lignea raffigurante la Madonna col Bambino,attribuita a Jacopo della Quercia, e il quadro raffigurante Santa Caterina, del XVIII secolo.
> San Felice

Nel Medioevo l’insediamento di San Felice era sede di una pieve, documentata fin dall’inizio dell’VIII secolo, e di un comune di villaggio del contado senese attestato intorno alla metà del Duecento. Nel 1676 era un comunello della Podesteria di Castelnuovo comprendente sette poderi. Nel catasto del 1825 risulta in gran parte già formato il nucleo di edifici attualmente compreso tra la villa, caratterizzato da un assetto planimetrico simile a quello attuale, e la pieve. La Pieve di San Felice in Pincis è ricordata per la prima volta nell’anno 714. Nei secoli seguenti, fino all’Ottocento, la pieve risulta di patronato della famiglia dei Cerretani. L’ultimo radicale restauro della pieve risale alla prima metà del novecento. All’interno le volte sono state affrescate da Luigi Papi con i Quattro Evangelisti e motivi di ispirazione medievale.




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