
> Villa di Geggiano

L’impianto originario della Villa di Geggiano risale al 1530. Intorno al 1768, in occasione del matrimonio di Anton Domenico Bianchi Bandinelli con Cecilia Chigi vedova Malavolti, il fabbricato venne completamente trasformato in una grande villa con un giardino cinto da muro e con teatro di verzura. Nella villa soggiornò per brevi periodi Vittorio Alfieri, che sembra abbia recitato alcune delle sue tragedie proprio nel teatro all’aperto della villa. Nei periodi di splendore è stata inoltre frequentata da Montale, Saba, Guttuso e Stendhal. La villa ha ospitato set di film tra cui Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci.
> Villa di Catignano

La villa di Catignano sarebbe stata costruita per iniziativa di Lodovico Sergardi, noto umanista conosciuto anche con lo pseudonimo di Quinto Settano (1660 – 1726). La villa vera e propria presenta una pianta rettangolare sviluppata su tre livelli continui, con un piccolo corpo sporgente che le conferisce un aspetto a L. Per quanto riguarda l’interno è da segnalare al piano terra l’atrio, caratterizzato da tre colonne in pietra che sorreggono una trabeazione con stemma dei Sergardi. Al primo piano si trovano stanze con architetture dipinte, solai decorati e mensole reggitrave in legno e in stucco.
Il giardino all’italiana, a cui si accede tramite una doppia rampa di scale, è diviso in tre settori: il primo è caratterizzato da una serie di aiuole ornate con sfere di bosso, il secondo è adibit
o ad orto e pomaio e il terzo presenta un “labirinto” anch’esso formato da siepi di bosso.
La cappella di Santa Croce è del 1697. Le pareti interne sono caratterizzate da un ricco apparato decorativo. Addossato alla parete terminale è l’altare, di stucco, al cui centro è una raffigurazione, scolpita, della Storia della Vera Croce.
> Selvole

La prima menzione della località di Selvole è del 1070 ma le prime segnalazioni esplicite della presenza di un castello risalgono agli anni 1127 e 1158. Fu sede di una consorteria locale, i Lambardi, i cui esponenti entrarono a far parte, nella prima metà del Duecento, del ceto dominante del Comune di Siena. Nel 1230 fu assalito e distrutto dai Fiorentini e nel 1262 il Comune stabilì che la tassa pagata dagli uomini di tale comunità fosse utilizzata per la ricostruzione del castello. Nei decenni successivi tuttavia il ruolo castrense dell’insediamento sembra essere venuto meno poiché nella Tavola delle Possessioni, del 1317-18, esso figura, tra i possedimenti della famiglia Malavolti, come villaggio aperto. Alla stessa famiglia dei Malavolti è appartenuto fino agli anni ’60.
La Chiesa di San Martino è menzionata in un lodo del podestà di Poggibonsi del 1203. Fin dal XIV secolo è documentato il giuspatronato dei Malavolti. Per un certo periodo fu unita a quella di Cerreto, successivamente tornò sotto Pieve Asciata. L’interno, completamente intonacato, presenta alcune lapidi della famiglia Malavolti. La parete terminale è affrescata con una scena della vita di San Martino, datata 1891.




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