
> Dievole

La più antica notizia della località di Dievole risale all’anno 1090 e riguarda l’affitto di alcuni beni del monastero di Sant’Eugenio a Pulisciano. Intorno alla metà del Duecento era un comune villaggio del contado senese. Alla fine del Seicento vi è documentato un podere di proprietà dei Malavolti, i quali fin dai primi del XIV secolo avevano alcuni possedimenti intorno a Dievole. Nel 1825 l’insediamento risulta costituito da una “casa di fattoria e di corte”, un giardino, un frantoio da olio, un granaio, una chiesa, ed altro ancora. La parte centrale del nucleo è costituito dalla villa, il cui assetto attuale è il risultato di un ampio intervento ottocentesco su strutture preesistenti di forme cinquecentesche.
> Parco sculture del Chianti

Il Parco Sculture del Chianti offre ai propri visitatori un’esperienza unica. In un incontaminato bosco di lecci e querce, nel cuore del Chianti senese, numerosi artisti provenienti da cinque continenti, hanno messo alla prova la propria creatività ed il proprio stile, realizzando imponenti sculture d’arte contemporanea. Ogni singola scultura è stata proposta dall’artista dopo aver visitato il bosco. Questo fa in modo che il connubio fra le opere e gli alberi, i suoni,i colori, la luce e ogni altro elemento del bosco sia totale. Il piacere di una passeggiata nella natura ammirando opere d’arte di grande fascino.
> Borgo Scopeto

La località di Scopeto è già ricordata in un documento del 1079. Alla famiglia Sozzini si deve la successiva trasformazione dell’insediamento fortificato in villa. Già nel cinquecento la località di Scopeto divenne importante centro di conferenze teologiche in cui furono accolte le tesi della Riforma. All’interno del piccolo borgo si trovano diversi edifici, tra cui la villa, una torre con basamento a scarpa, di cui si ha notizia fin dal 1543, la cappella di San Bartolomeo.
> Villa dell’Aiola

La villa dell’Aiola è stata costruita, nel secolo XVII, sui resti dell’antico castello omonimo, in posizione strategica sul confine dei territori senese e fiorentino. All’inizio del Cinquecento costituiva ancora un importante baluardo senese capace di ospitare da trecento a quattrocento fanti. Decaduta la sua funzione difensiva, alla fine del 1600, l’insediamento fu trasformato in sede poderale. L’accesso alla villa avviene attraverso il ponte (in antico il ponte levatoio) ricostruito sul fossato tuttora esistente.
> Cetamura

“Città murata” medievale, Cetamura fu un insediamento etrusco del VI secolo a.c., anche se la prima menzione della località risale al 1071. Dal 1140 risulta sede di un castello e nel 1173-74 vi è documentata una primitiva organizzazione comunale. Intorno alla metà del Duecento era un comune castrense del contado di Siena. Nel XIV secolo figura tra le comunità del vicariato della Berardenga. Fino alla metà del Cinquecento il castello, per la posizione strategica di confine, conservò un notevole ruolo difensivo. Del castello rimangono poche tracce inglobate in un complesso rurale. L’emergenza medievale più significativa è costituita dai resti del portale d’ingresso all’insediamento.
> La Casaccia

La Casaccia è sorta sul luogo di un preesistente insediamento rurale appartenente ai del Taja e poi ai Piccolomini Clementini, come risulta da documenti del 1692 e dal cabreo della tenuta di Arceno del 1709. Tra il 1884 e il 1886 la casa colonica (villa padronale) fu riedificata, riproponendosi l’impianto architettonico della villa tardo rinascimentale a pianta rettangolare.
> Castello di Montalto

Le origini di Montalto sono incerte, probabilmente è sorto sul sito di un antico insediamento etrusco. Il nucleo originario del castello fu costruito dalla famiglia dei Berardenghi, discendenti da Winigis, un vassallo di Carlo Magno. Il castello esisteva già nel IX secolo, anche se i primi documenti che lo riguardano sono datati 1004. Baluardo di frontiera fra il territorio senese e quello fiorentino, sempre fedele a Siena nella secolare contesa, Montalto venne distrutto e ricostruito più volte: particolarmente consistenti i danni causati dalla Battaglia di Montalto, qui combattuta nel 1208. Il castello rimase proprietà dei Berardenghi fino al Quattrocento, quando la sua importanza strategica diminuì. In questo secolo Montalto fu inglobato nei possedimenti della repubblica senese e nel 1456 fu concesso in signoria a Giovanni Palmieri la cui famiglia ne mantenne il controllo fino al 1572, quando fu sottomesso al governo fiorentino. Della fine del 1500 sono gli affreschi della sala d’armi. L’aspetto odierno è dovuto alla ricostruzione in stile, a cura di Antonio Palmieri, alla fine del diciannovesimo secolo.
> Badia Monastero

Badia Monastero ricorda l’atto del 15 febbraio 867 con il quale il conte di Siena Winigis e sua moglie Richilda fondarono il monastero femminile dei Santi Salvatore e Alessandro di Fontebuona a Campi, in seguito denominato San Salvatore della Berardenga. All’anno 1003 risale la rifondazione del monastero, evidentemente decaduto, questa volta affidato ad una comunità benedettina maschile. Un documento del 1098 attesta, per la prima volta, la sua appartenenza alla congregazione di Camaldoli. Nel Trecento iniziò la decadenza dell’abbazia. Nei primi dell’800 il complesso fu alienato. Gli ambienti monastici e gli edifici annessi sono attualmente adibiti a villa e fattoria. Nell’angolo nord-ovest del complesso si eleva una torre cilindrica con apparato a sporgere, ricostruita in stile neogotico sui resti della torre originale. Sul lato est della villa è situato il giardino, al quale si accede attraverso un ponte ligneo. Sul lato sinistro d’ingresso alla villa s’innalza il possente campanile romanico di carattere lombardo a pianta quadrata, mentre sul lato opposto si trova la Chiesa di S. Salvatore, ricordata fin dalla nascita del monastero.
> Castell’in Villa

Castell’in Villa è un complesso di case coloniche, in cui spicca l’imponente edificio medievale a torre, a piante rettangolare, sviluppato su tre piani. Nel 1176 vi è documentata l’esistenza di una chiesa, collocata poco distante dal borgo; nelle decime della fine del Duecento e dei primi del Trecento questa è registrata come “canonica” di S.Cristoforo. Dalla metà del XIII secolo la località figura tra i comuni di villaggio del contado senese e nel Trecento è inserita nel vicariato della Berardenga. Nel 1825 la torre è segnalata come “palazzo”. In prossimità del palazzo si trova la cappella della Vergine Maria, consacrata nel 1801.
> Curina: Cappella di San Liberato

L’edificazione della cappella di San Liberato, che, pur nel suo piccolo, è da alcuni definita “la Cappella Sistina del chianti”, può essere fatta risalire alla metà circa del XVI secolo per opera della nobile famiglia Cinughi dei Pazzi, il cui stemma compare sulla facciata e che possedeva vaste estensioni di terra in questa zona. Trattasi di un modesto edificio a pianta rettangolare con copertura a capanna che presenta una particolare cura costruttiva. All’interno presenta una vasta decorazione a fresco nella volta e sulle pareti del presbiterio realizzata dal pittore senese Arcangelo Salimbeni. L’esecuzione del ciclo risale al 1573. Nella volta è raffigurata l’Ascensione al Cielo mentre nei riquadri che ricorrono lungo la fascia sottostante e continua sui quattro lati delle pareti e nel sottarco sono raffigurati episodi della Vita e Passione di Cristo intervallati da motti latini.




in collaborazione con